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PNGP - Servizio di Sorveglianza sul Territorio

 I GUARDAPARCO :

 IL SERVIZIO DI SORVEGLIANZA

Il Servizio di Sorveglianza del Parco Nazionale del Gran Paradiso (P.N.G.P.) è suddiviso nelle cinque valli principali facenti parte del territorio dell’area protetta. Sul versante valdostano del parco le valli interessate sono tre e la Valsavarenche, giustamente definita il cuore del Parco, è situata al centro.

 Il contingente operativo dei Guardaparco in Valsavarenche è di 12 unità: un responsabile del servizio (Capo Servizio), 3 vice responsabili (Aiuto Caposervizio) e 8 Guardaparco. Dal punto di vista logistico, all’interno della valle, spicca la nuova e moderna sede operativa in loc. Dégioz e 12 strutture in quota chiamate ”casotti di sorveglianza”. Sono proprio i casotti di sorveglianza a rappresentare l’ossatura necessaria a gestire le esigenze del servizio di sorveglianza.

Per capire le esigenze della “sorveglianza”, è necessario fare un tuffo nel passato…

La genesi l Parco Nazionale del Gran Paradiso risale al 1821, quando un Luogotenente del Regno dei Savoia, su indicazione dell’ispettore forestale valdostano Delapierre  proibì la caccia allo stambecco nel Regno. Da allora tante cose sono cambiate, ma non l’attenzione per questo maestoso animale, diventato a giusto titolo il simbolo del Parco. La necessità di sorvegliare lo stambecco ha stimolato, i Reali prima e l’Ente Parco poi, a realizzare una rete di strutture in quota che permettessero di seguire gli spostamenti stagionali dei branchi.

 Questa ‘forma mentis’ ha di fatto legato in uno stato simbiotico lo stambecco e il Servizio di Sorveglianza, che ancora oggi segue gli spostamenti altitudinali di questi ungulati alpini. Questa è una delle ragione per la quale fu realizzata anche una fitta rete di sentieri che permetteva spostamenti agevoli anche nei luoghi meno frequentati. Nella sola Valsavarenche la  lunghezza dei sentieri fatti costruire da Casa Savoia è di 127 Km. A questa invidiabile rete sentieristica è necessario aggiungere l’alacre opera dei valligiani che realizzarono la rete necessaria alla transumanza, in luoghi forse meno nobili ma non per questo meno carichi di suggestione.

Oggigiorno i casotti rappresentano ancora dei veri e propri punti fermi. Dotati di pannelli fotovoltaici e di impianti igienico-sanitari adeguati alle nuove normative, identificano di fatto la suddivisione in zone di sorveglianza all’interno delle singole valli. Nella Valsavarenche troviamo i seguenti casotti: in destra orografica, Rifugio Vittorio Emanuele (2735 m), Rifugio Chabod ( 2690 m), Lavassey (2190 m), Levionaz (2300 m), Bocconère (2100 m), Maisoncles (1810 m), Arolla (2200 m), Poignon (1500 m). In sinistra orografica, Seyvaz (2340 m), Aouillier (2680 m), Orvieille (2160 m),Arpilles (1810 m).

Attualmente il lavoro dei Guardaparco è più articolato. Pur mantenendo la sua identità, con un servizio sul territorio svolto dall’alba al tramonto, la “sorveglianza” ha dovuto seguire una giusta e inevitabile evoluzione. Questa modernizzazione ha fatto si che il servizio di sorveglianza evolvesse  anche verso altre strade: quindi non solo sorveglianza tout court, ma studio della botanica, misurazione dei ghiacciai, studio e monitoraggio dei grandi predatori, fotografia e video, educazione ambientale, ricerche sulla biodiversità ...

 Strade diverse da percorrere, ma sempre con lo stambecco nel cuore!